Monastero di
Santa Scolastica

Subiaco
(Roma)
Il Monastero (m. 500 s.l.m.) è l’unico
rimasto dei tredici fondati da S. Benedetto,
fratello di S. Scolastica, lungo la valle
dell’Aniene, non lontano da Villa Adriana
a Tivoli. Di particolare interesse il campanile
romanico, i tre chiostri (rinascimentale,
gotico e cosmatesco) e la chiesa neoclassica
del Quarenghi. Proprio qui nel XV secolo i chierici
e tipografi tedeschi Sweynheym e Pannartz
stamparono i primi quattro libri prodotti in Italia.
Il Sacro Speco di S. Benedetto, a breve
distanza, fu edificato sulla grotta in cui il
Santo si ritirava in meditazione. La singolarità
architettonica di questo complesso consiste nel
fatto che esso è tutt’uno con la roccia sulla
quale è aggrappato. Gli ambienti sono mirabilmente
affrescati e il visitatore non può non rimanere colpito
dal profondo misticismo del luogo.
Come arrivarci:
IN TRENO: arrivo alla stazione ferroviaria di Roma Termini
e da lì nostro servizio pullman .
IN AUTO: Autostrada A24 Roma – L’Aquila: uscita Vicovaro-Mandela, si percorre la S.S. 5 Tiburtina deviando sulla S.S. 411 Sublacense.
I CORSI
22 / 28 agosto
POLITICHE DELLA FELICITA’
Paradigmi morali e agire economico
Prof. S. NATOLI - Prof.S. ZAMAGNI
La felicità, contrariamente a quel che si crede, è molto di più che un sentimento: è la realizzazione piena della propria vita. A sua volta, ethos - come l’etimologia suggerisce – è strettamente connesso ad oikos e quindi alle modalità effettive del nostro abitare il mondo. E perciò a tutte quelle pratiche di vita che lo preservano e lo rendono una dimora sempre più abitabile per gli uomini. Per questo le etiche prima ancora che avere a che fare con il dovere sono da intendere come strategie di felicità. E qui cade la discriminante tra vite riuscite e vite fallite, tra bene e male. Bene, infatti, è ciò che genera e feconda, male ciò che distrugge. Noi, come tutto ciò che esiste, siamo potenza - puntuazioni di forza - ma siamo potenze finite. Ne segue che o ci realizziamo con gli altri o ci distruggiamo reciprocamente. Non siamo soli. Per questo, tra i molti beni, per essere felici è necessario “godere degli altri”, fruire dei beni di relazione. Per politiche della felicità si devono, allora, intendere tutti quei comportamenti, quei dispositivi sociali, economici, organizzativi tesi a permettere che ognuno mentre realizza al meglio le proprie capacità possa concorrere al benessere a tutti. A tale scopo è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Ma il termine responsabilità non vuol dire - come d’uso - solo “dar conto di quel che si fa”, ma significa soprattutto – come il verbo respondeo indica – “rispondere alle domande degli altri” fino ad anticiparne i bisogni. Gli uni per gli altri siamo, infatti, sempre una domanda. Per questo le ragioni della morale fanno tutt’uno con le politiche della felicità. A legarci è un comune destino.