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Abbazia di Santa Maria di Farfa

abbazia di santa maria di farfa 

Fara in Sabina
(Rieti)

Nel cuore dell'antica terra Sabina, ai piedi del monte Acuziano, a m. 200 s.l.m., in un'atmosfera di mistico silenzio, che avvolge anche il caratteristico Borgo che la circonda, sorge la storica abbazia di Farfa, le cui prime notizie datano al VI secolo. Nel 1928 è stata dichiarata monumento nazionale, per la bellezza architettonica ed artistica del monastero e della basilica, testimonianza di una storia più che millenaria, tra periodi di grande splendore ed altri di decadenza o addirittura di distruzioni e dispersioni, seguiti sempre da rinascite e ricostruzioni. Ancora oggi l'abbazia, abitata dai monaci benedettini, è un importante centro di cultura e di spiritualità. Nello stesso complesso di edifici dell’Abbazia sorge la Comunità delle Suore dell’Ordine del SS. Salvatore di Santa Brigida, che ci ospita.

www.abbaziadifarfa.it

 

Come arrivarci:

IN TRENO: arrivo alla stazione ferroviaria di ROMA TERMINI e da lì nostro servizio pullman .

IN AUTO: Dall'autostrada Roma-Firenze (A1), uscire al casello "Roma Nord". Proseguire sulla superstrada fino a Passo Corese e poi seguire le indicazioni per Fara in Sabina. Nei pressi del paese proseguire in direzione Toffia e poi girare a sinistra seguendo le indicazioni per l'Abbazia.

 

I CORSI


4 / 10 aprile

“LA VIA DELLA GLORIA”:
STORIE E IMMAGINI DI SANTITA’
NELL’ARTE E NEL CINEMA

Prof. P. G. BERTAGNA S.I. - Dott. R. GIORGI

Due linguaggi per raccontare gli “uomini di Dio”. A partire dai primi secoli dell’era cristiana, è l’arte a dare un codice per il riconoscimento dei santi, poi influenzata dalla letteratura agiografica, dalla devozione, dalla cultura e dal costume, creando un percorso che non ha lasciato indifferenti per lunghi secoli i grandi come i più piccoli artisti. In tempi più moderni, con altrettanta efficacia si è sviluppato un linguaggio preciso anche nel cinema.
«L’artista esprime le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza – creando l’immagine artistica che è uno strumento sui generis per cogliere l’assoluto. Per mezzo dell’immagine si mantiene la percezione dell’infinito dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: lo spirituale attraverso il materiale, lo sconfinato grazie ai confini».
Con queste parole Andrej Tarkovskij ci aiuta a cogliere più in profondità quello che il cinema prova a fare quando si misura con la santità. E fa questo quando racconta di santi “sugli altari” ma anche quando accosta vite il cui destino, talvolta inconsapevolmente, drammaticamente o ben al di là delle esplicite intenzioni, ci mette a contatto con l’assoluto. Il percorso, tra conversazioni e proiezioni, seguirà le tracce di Bresson, Tarkovskij, Buñuel, Pasolini, Scorsese e altri.

 

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